Il Cluster dei cereali

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(di Michela Nana) (ANSA) – MILANO, 21 MAR – Sono considerati i semi della civiltà perché da millenni vengono coltivati dalle popolazioni di tutto il pianeta: cereali e tuberi sono da secoli alla base dell’alimentazione del mondo, soprattutto occidentale, e alcune colture potrebbero essere una risposta concreta alle sfide alimentari del futuro.

Il Cluster dei Cereali e Tuberi di Expo Milano 2015 è dedicato, in definitiva, al pane e alle sue varie origini e declinazioni: segala, frumento, mais, eccetera. Sono i cereali, che da secoli l’uomo trasforma nell’alimento simbolo della vita, il pane. Il Cluster (letteralmente “grappolo”) vuole essere un viaggio tra le diverse colture, da quelle più diffuse come mais, frumento, avena, segale, grano saraceno, fino a quelle meno conosciute, tipiche dell’Africa e delle zone andine, con il teff o la quinoa. Ma è un viaggio anche nel mondo dei tuberi, dalle patate fino al topinambur.

Nel “grappolo” cereali i Paesi protagonisti sono sei: Bolivia, Congo, Haiti, Mozambico, Togo e Zimbabwe. Ognuno di essi racconta le coltivazioni tipiche, o un prodotto simbolo. Sviluppato su un’area di oltre 3.000 metri quadri, il cluster accoglie il visitatore all’ingresso con una “valle di cereali”, concepita come area comune, che simboleggia le diverse coltivazioni oggi sviluppate nel mondo. Nelle “valle” durante Expo cresceranno in grandi vasi diverse colture di cereali, sotto gli occhi dei visitatori. Al centro del percorso, una grande mostra fotografica firmata dal newyorkese Joel Meyerowitz (Magnum Photo) racconta per immagini i pani del mondo. Quindi, in una struttura di vetro, è stato costruito un forno, per un percorso che va dalla coltivazione e trasformazione del raccolto fino al consumo dei prodotti finiti. Il forno sarà gestito dal partner ufficiale del cluster Cereali, l’italiana Farine Varvello, che ogni giorno sfornerà prodotti e pane tipico di tutti i Paesi. La copertura della struttura rimanda alla forma di un grande camino.

Ogni Paese ha uno spazio dove mostrarsi ai visitatori. La Bolivia porta a Expo il suo cereale simbolo, la quinoa, che gli Inca chiamavano ‘chisaya mama’ (la madre di tutti i cereali). Il Congo partecipa con il tema della scienza e la tecnologia al servizio della sicurezza alimentare; Haiti valorizza l’eredità storica dei nativi americani. Manioca, patate, mais, miglio e alcuni tipi di radici sono invece protagonisti nello spazio del Mozambico, che propone anche un focus sul ruolo delle donne in agricoltura. Il Togo, dove il 70% della popolazione lavora nell’agricoltura, racconta la “sua” dieta quotidiana a base di mais, sorgo, miglio, fonio, yam e manioca. Lo Zimbabwe infine punta con la sua partecipazione a Expo a raggiungere gli obiettivi promossi dall’Onu con programmi di assistenza sociale.

Nel cluster, poi, un approfondimento sulle varietà di cereali e tuberi ancora poco conosciute nei Paesi occidentali, ma che sono alla base dell’alimentazione di molte popolazioni nel mondo. Come per esempio il fonio e il teff, diffusi da millenni nella zona del corno d’Africa (sono gli ingredienti alla base del ‘pan di spugna’, non contengono glutine); oppure la quinoa diffusa nelle zone rurali delle Ande, che ha contribuito ad evitare lo spopolamento delle campagne.(ANSA).

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